New Formulation

February 2003, Vol. 2, No. 1


Resistencia Libertaria
L’opposizione armata anarchica all’ultima dittatura argentina

Intervista di Chuck Morse

Una resistenza diffusa e popolare si oppose alle dittature militari che strangolavano l’America Latina negli anni 70. Attivisti di diverse tendenze politiche le combatterono, in maniera organizzata o spontanea, ed i loro sforzi senza dubbio salvarono molte vite ed accelerarono la fine di quei brutali regimi.

Sebbene alcune di tali organizzazioni siano state ricordate in libri, articoli e film, vi sono importanti aspetti della resistenza che non sono mai stati studiati. In particolare l’opposizione armata anarchica alle dittature, presenti in Argentina, Brasile, Cile ed Uruguay, è stata quasi totalmente emarginata dalla storiografia.

L’intervista che segue cerca in qualche maniera di porvi rimedio. E’ incentrata sulla storia di Resistencia Libertaria, organizzazione clandestina creata prima che i militari argentini prendessero il potere nel 1976.

Resistencia Libertaria (RL) era attiva nei movimenti studenteschi, lavorativi e di quartiere ed aveva anche un’ala militare con la quale ha difeso e finanziato le sue attività. E’ arrivata ad avere circa 130 membri e una rete ancor più vasta di simpatizzanti. L’organizzazione fu decimata nel 1978 e l’80% dei suoi membri morì nei campi di concentramento e nelle camere di tortura della dittatura.

RL continuò la lunga tradizione dell’anarchismo argentino, ma al tempo stesso ne trasformò le caratteristiche di fronte alle nuove condizioni in cui si trovavano gli attivisti negli anni 70. Le esperienze di RL –delle quali fino ad oggi non c’è documentazione né in spagnolo né in inglese- demarcano un importante capitolo nella storia della resistenza all’ultima dittatura argentina e dell’anarchismo del dopoguerra in generale.

Anche se The New Formulation suole limitarsi a rassegne di libri, si auspica che i lettori accetteranno questa piccola trasgressione dalla nostra normale linea di pubblicazione.

Questa intervista è stata realizzata al telefono il 13 ottobre 2002 con Fernando López, uno dei pochi sopravvissuti di RL.

~ Chuck Morse


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Per favore, parlami delle origini di RL. Come si formò?
RL fu costituita da compagni della città di La Plata sul finire degli anni 60. Il nucleo fondatore aveva costituito una comunità attorno ad una cooperativa di falegnameria (che esiste ancora oggi) e sviluppò progetti militanti tra gli studenti universitari e poi nel movimento operaio (in particolare gli operai metalmeccanici e del sindacato dei lavoratori della giustizia). Un avvenimento chiave occorse quando membri di questo gruppo iniziarono a collaborare con il giornale La Protesta, ed una discussione molto tesa, aggressiva ebbe luogo tra loro ed i più anziani che la gestivano. La discussione era incentrata sulla comparsa dei primi gruppi di azione armata, come i Tupamaros e l’Ejército Revolucionario del Pueblo (ERP) I più giovani tendevano ad appoggiare le azioni realizzate da questi gruppi ed allora si scontravano con i più anziani, che erano contrari perché rifiutavano parte delle posizioni marxiste di questi gruppi. Nel 1971 il gruppo più giovane fu espulso da La Protesta per via di queste divergenze. In questa maniera ruppe i contatti col vecchio movimento anarchico e si rese indipendente dallo stesso. In seguito, nel 1973, si tenne un incontro anarchico a Córdoba, al quale parteciparono militanti dei gruppi di Córdoba, Buenos Aires, Mendoza, Salta e Montevideo. Anche io ed altri compagni partecipammo in qualità di delegati del gruppo Acción Directa di Buenos Aires. Costituimmo Resistencia Anticapitalista Libertaria come organizzazione nazionale. Un anno e mezzo più tardi la denominazione Resistencia Anticapitalista Libertaria fu sostituita dalla più semplice Resistencia Libertaria (fu un fatto naturale, senza una discussione sul cambiamento del nome). Entrai a far parte dell’organizzazione nel 1974.

Com’era strutturata RL?
RL era un’organizzazione assolutamente clandestina ed era organizzata in cellule che agivano a seconda dei fronti di lavoro. Tali fronti erano il fronte sindacale, il fronte studentesco ed il fronte di quartiere. RL aveva anche un apparato militare che era, in realtà, un meccanismo per finanziare il lavoro dell’organizzazione –agire in un momento di quasi assoluta clandestinità è molto costoso- e per la protezione dei militanti, considerando che i sequestri di persona e gli attacchi della destra contro i gruppi di lavoratori di estrema sinistra erano comuni in quella epoca. In alcuni casi bisognava organizzare l’autodifesa. La democrazia dell’organizzazione, ovviamente, non funzionava con le assemblee, ma con votazioni ed elezioni tipiche di una struttura cellulare. Ogni cellula aveva un delegato e questi si collegava ai livelli superiori dell’organizzazione, fino a giungere ad una relazione di carattere regionale o nazionale. Così le decisioni venivano prese nella stessa maniera sia a livello nazionale che nella cellula. Ma in seguito divenne più complesso, perché non era possibile riunire tutti per parlare.

Quanti membri aveva RL?
RL aveva un importante nucleo a La Plata e dintorni come Berisso, Ensenada, Villa Elisa, in alcune delle città poste tra Buenos Aires e La Plata, e nella stessa Buenos Aires. Anche a Córdoba ed in alcune città vicino Córdoba, come Ferreyra, che era un zona industriale con le fabbriche della Renault e della Fiat. E’ difficile stimare il numero esatto dei membri di RL, per via della clandestinità e della struttura cellulare; ma si può ritenere che nel 1975, periodo di maggior sviluppo, RL avesse tra i 100 ed i 120 o 130 membri. RL fu concepito come un partito di quadri, non un partito di massa ed allora chi aveva relazioni con RL poteva avere un più basso livello di formazione politica rispetto ad un quadro di RL; partecipando così nei gruppi che RL controllava in qualche maniera, come i gruppi di base nelle fabbriche, nei quartieri e nelle università. Perciò quando uno pensa a questo aspetto, bisogna immaginare una sfera d’influenza di gran lunga superiore al numero effettivo dell’organizzazione stessa.

Puoi spiegarmi cosa intendi quando parli di quadro?
Un quadro è un militante che, per la sua formazione politica, è capace di condurre strategie autonome quando è inserito in un determinato luogo di lavoro, senza mantenere una relazione organica, permanente con l’organizzazione (cosa impossibile per via della repressione). Cioè, malgrado si sia isolati dall’organizzazione per la clandestinità, questa/o compagna/o sarà capace di generare strategie nel marco ed all’interno delle necessità dell’organizzazione. Lei o lui è capace di costruire un fronte di lavoro in qualsiasi circostanza. Un quadro è un quadro politico-militare. Detto in altri termini, un quadro è un militante capace di sviluppare un lavoro politico di captazione o organizzazione in un quartiere o in una fabbrica, che sa preparare una molotov o una bomba di qualsiasi potenziale, che sa utilizzare le armi, ecc. Questa è la differenza con un partito di massa: un partito di quadri incorpora solo militanti che hanno accettato totalmente l’organizzazione ancor prima di entrare a farne parte. In un partito di massa l’autoritarismo appare come un qualcosa di naturale perché ci sono diversi livelli di partecipazione all’interno dell’organizzazione, dai militanti inferiori fino alla leadership. In RL il livello dei militanti era equivalente e ciascun militante poteva esercitare qualsiasi funzione in ogni momento. Pertanto, affinché sia possibile questa dinamica, il militante che entra nell’organizzazione deve avere lo stesso livello di formazione degli altri che già sono all’interno di essa. Il modello adottato si rifaceva in una certa maniera alla Alleanza della Democrazia Sociale di Bakunin, il partito da lui costituito durante la Prima Internazionale (1).

Parlami dei membri di RL nel 1975. Qual era la loro estrazione sociale? Che età avevano? Quali i membri più significativi?
La gran parte dei militanti di RL e quelli del nuovo anarchismo degli anni 70 –c’era un’enorme quantità di piccoli gruppi di giovani anarchici- avevano per lo più origini piccolo-borghesi. Malgrado la loro origine, molti di essi s’integrarono nel movimento dei lavoratori al quale dedicarono tutta la loro vita politica e sociale. Questo è un riflesso del periodo, non solo nell’anarchismo ma nella sinistra in generale, per il quale il movimento studentesco doveva proletarizzarsi. Quanto all’età dei militanti, sebbene ci fossero compagni che avevano superato i 40 o 50 anni, la maggioranza aveva tra i 19 ed i 25 anni, incluso il nucleo di base che aveva tra i 23 ed i 24 anni. I Tello, 3 compagni (in seguito desaparecidos) de La Plata, erano compagni importanti. Erano leaders operai nei cantieri di Berisso e di Ensenada. In seguito ci fu Rafael, non posso ricordare i nomi completi (2)—in generale non li seppi mai già che tutti utilizzavamo degli pseudonimi-, che era il segretario generale del sindacato del caucciù di Córdoba. Era una personalità molto importante nell’organizzazione nel senso che era un leader di massa, non solo un importante militante di RL. (Anche questo compagno non veniva dalla classe operaia. Era divenuto anarchico nel dipartimento di architettura dell’università nazionale di Córdoba. Mi pare che sia sopravvissuto e che si esiliò in Spagna). Ma, in generale, RL non aveva leaders pubblici molto importanti, dato che era assolutamente clandestina.

In quali fronti hai lavorato nel 1976?
Ho lavorato nel fronte sindacale. Nel 1974 iniziai a lavorare nel sindacato degli idraulici che aveva una tradizione anarchica e dove c’erano anche vecchi anarchici. Si portavano avanti molti progetti. Più tardi, nel 1975, iniziai a lavorare in una fabbrica tessile molto grande, Alpargatas, quando RL iniziò a dare la priorità al lavoro politico nelle grandi fabbriche e nei sindacati industriali più forti.

Cosa facevi di preciso?
La nostra partecipazione s’incentrava sui lavoratori di base, nella formazione di gruppi classisti. Partecipammo al movimento operaio nazionale, organizzando sindacati, commissioni interne di operai e di rivoluzionari in diverse fabbriche del paese e nelle Coordinadoras de Sindicatos en Lucha (3). Facemmo molte cose tra il 1974 ed il 1976. E nel 1976 in piena repressione militare mantenemmo occupata la fabbrica Alpargatas di Florencio Varela per 2 settimane, durante le quali fummo assediati dall’esercito.

Parlami di quest’occupazione.
Non era un’occupazione tesa a costruire un consiglio operaio o qualcosa del genere, che dirigesse la fabbrica. All’inizio l’occupazione significava chiudere la fabbrica e costringere i padroni a negoziare con i lavoratori sulle condizioni contrattuali. I quadri di RL in quella fabbrica puntavano all’organizzazione dei gruppi di base: l’educazione dei compagni, l’incorporazione dei militanti di tali gruppi in RL, la coordinazione delle attività con gruppi simili presenti in altre fabbriche ed infine la costruzione di relazioni tra sindacati.

Eravate conosciuti come anarchici?
No. Essendo un partito di quadri, RL non produsse quasi mai propaganda di partito o ideologica. La propaganda politica era sindacale o di classe, faceva riferimento alle organizzazioni che cercavamo di creare nei fronti di lavoro. Accadeva che determinati membri dei gruppi di base controllati da RL si stavano formando politicamente e col tempo sarebbero entrati a far parte di RL come quadri. Solo allora avrebbero avuto accesso a testi specificatamente anarchici.

Oltre al fronte dei lavoratori, hai lavorato in qualche altro fronte?
Non ho lavorato nel fronte di quartiere. Mi sono integrato nel fronte studentesco, ma iniziai a lavorare all’interno del fronte sindacale subito dopo il mio ingresso in RL. Certo, a volte i militanti di tutti i fronti partecipavano in operazioni che non erano specifiche del proprio fronte: in operazioni di propaganda armata come blocchi stradali improvvisi (barricate ed auto rovesciate), volantinaggi o piccole azioni esplosive. I quadri ed i militanti dei diversi fronti partecipavano alcune volte in tali operazioni.

Cosa accadde nel 1976?
Sebbene la repressione fosse iniziata prima, nel 1976 divenne più indiscriminata e con caratteri da genocidio. Subimmo la prima perdita di rilievo proprio nel 1976 con 5 o 6 compagni desaparecidos a Córdoba. Lì c’era il sindacato del caucciù che scomparve definitivamente proprio per la repressione. Fu necessario ricostruire i fronti sindacali spostando i compagni da altre zone. Era un problema permanente che richiedeva una gran quantità di soldi. Ma fu nel 1978 che quasi ci distrussero come organizzazione. Per 3 notti in maniera sistematica scomparvero (con il metodo della desparición) i nostri compagni di La Plata, Buenos Aires e delle città tra La Plata e Buenos Aires. Lì l’organizzazione effettivamente scomparve. Molti sopravvivemmo, ma oltre la metà dei membri dell’organizzazione entrarono nella lunga lista dei desaparecidos. Perdemmo la gran parte dell’organizzazione.

Che accadde ai compagni desaparecidos?
Pensiamo che furono giustiziati. Era ciò che accadeva in quel periodo. Tra tutti noi che venimmo sequestrati, i militari decisero –non so il perché - che alcuni sarebbero sopravissuti dopo essere stati abbandonati in diversi luoghi. Gli altri, con distinti gradi di responsabilità nell’organizzazione, furono giustiziati. Ma tutti i desaparecidos subirono torture, indipendentemente dal fatto che sarebbero stati ammazzati o meno.

In che anno ti sequestrarono?
Nel giugno del 1978, mentre in Argentina si svolgevano i mondiali di calcio. Mi sequestrarono una notte in un appartamento in cui vivevo con la compagna e mio figlio di 3 anni, nel quartiere de La Boca. Arrivarono verso le 6 di mattina, bussando alla porta. Mi alzai per aprire, pensando si trattasse di mio fratello che a volte tornava tardi a casa. Erano in 6 o 7 armati di mitra e fucili. Steso a terra, mi bendarono gli occhi e mi legarono. Mi misero in un furgone e lì percepii che c’erano altre persone nella mia stessa condizione. Ci portarono in quello che in seguito avremmo saputo essere un commissariato della polizia della provincia di Buenos Aires ed immediatamente fummo torturati per ottenere informazioni. Le torture erano le solite: shock elettrici, colpi, manganelli, bastoni e catene. Preferisco non parlare dell’argomento.

Quanto tempo sei rimasto nel commissariato?
Non era un commissariato, ma la scuola di polizia della provincia di Buenos Aires. Lì rimasi 2 mesi. Altri compagni vi restarono 6 mesi e tuttavia riapparvero. E’ il caso di uno dei nostri compagni, ma la gran parte di quelli che non riapparvero in due mesi, scomparvero definitivamente.

Cosa ti accade dopo quei 2 mesi?
Mi rilasciarono in quartiere alla periferia di Buenos Aires, assieme ad altri 10. Ci misero contro una parete come se volessero giustiziarci ed invece ci lasciarono lì.

Dove andasti?
Andai in Uruguay, perché lì ho molti familiari, con l’intenzione di lasciare la compagna e mio figlio a Montevideo e tornare a Buenos Aires. Invece rimasi in Uruguay e tornai in Argentina solo nel 1984. Anni dopo venni a sapere di essere stato sotto controllo da parte del governo, ma non mi diedero fastidio.

Parlami delle attività di RL trai l il 1976 ed il 1978, degli ultimi 2 anni dell’organizzazione.
Naturalmente l’attività aveva un carattere ancor più clandestino. La nostra militanza era incentrata nelle riunioni, discussioni, elaborazione di documenti, materiali e creazione di relazioni con gli altri gruppi. Le relazioni erano molto ardue, difficili e complicate per la repressione. Per esempio se perdevi il contatto con un compagno, potevano trascorrere mesi prima di recuperarlo. Immagina l’enorme quantità di misure di sicurezza che bisognava prendere. Fondamentalmente lavorammo per conservare i gruppi che avevamo nel fronte sindacale, così come nei fronti studentesco e di quartiere.

Che lavoro portavano avanti i fronti studentesco e di quartiere?
Nel fronte studentesco lavoravamo sulle tradizionali lotte degli studenti: programmi di studio, disponibilità delle aule e titoli di studio, tipici conflitti delle scuole. Il fronte di quartiere si occupava soprattutto dei più poveri. Le attività dei gruppi di quartiere avevano a che vedere con la mancanza dell’acqua e delle fognature, la costruzione di case e di parchi per bambini.

Parlami del fronte militare.
Naturalmente era il nucleo più piccolo dell’organizzazione. Non necessariamente era costituito dai compagni più grandi, più provati dell’organizzazione –non c’erano regole sotto questo punto di vista – ma certo i compagni con più esperienza finivano per militare in questo fronte. Tra questi compagni si trovavano i più conosciuti, quelli che si erano esposti pubblicamente e che rischiavano l’arresto. In altre parole i loro nomi erano caduti nelle mani della repressione ed allora non potevano più agire nei progetti visibili.

Com’è che erano conosciuti questi compagni?
Per esempio i compagni che venivano dai cantieri navali erano stati denunciati ed incriminati perché erano militanti conosciuti nei sindacati. Quando la repressione si acuì nel 1976 bisognò trasferire questi compagni da Berisso e Ensenada per inserirli in compiti meno visibili, con maggior copertura, nelle zone del nord di Buenos Aires: San Fernando, Tigre, ecc.

E’ allora che quei compagni entrarono nel fronte militare?
Sì, fondamentalmente lavoravano nel fronte militare e, a volte, portavano a capo azioni con altre organizzazioni, per ottenere denaro o altre cose di cui si aveva bisogno, come armi, macchinari per la stampa e auto.

Parlami delle vostre azioni
Come è tipico per questo tipo di gruppi avevano a che fare con sequestri di persona per ottenere il riscatto dai capitalisti. Talvolta c’erano azioni per spaventare la polizia, come quando fu incendiato un veicolo della polizia o quando si fece fuoco contro un commissariato. Insomma diversi tipi di azioni.

Quali erano le relazioni tra RL e gli altri gruppi di sinistra?
C’era solo un gruppo anarchico del livello o dell’importanza di RL ed era la LAC (la Línea Anarco-Comunista) di Buenos Aires. Ma iniziò a perdere la sua influenza come organizzazione prima del 1976 e molti della LAC confluirono in RL verso la metà del 1976. In genere ci trovavamo bene con i gruppi di carattere classista. C’era l’Organización Comunista Poder Obrero che era una organizzazione della nuova sinistra e di carattere classista. Sebbene fossero leninisti, addirittura leninisti classici, con loro avevamo un notevole livello di accordi.

Parlami di questi accordi
Gli accordi erano funzionali: la coordinazione di sforzi nel movimento operaio, l’organizzazione di Coordinadoras specie nel fronte sindacale. A volte le relazioni si stabilivano anche a livello di difesa militare, in operazioni congiunte. Loro avevano una struttura militare chiamata Brigadas Rojas, più sviluppata della nostra.

In che senso le vostre attività si differenziavano da quelle degli altri gruppi rivoluzionari di sinistra durante la dittatura?
Non so se erano diverse. Si differenziavano per le nostre attitudini politiche. Noi tendevamo all’auto-organizzazione dei lavoratori in modo da stimolare strutture autonome del movimento operaio, meno ad orientare le attività dei fronti sindacali verso un partito. Ovvero, noi cercavamo di organizzare gruppi d’avanguardia nei fronti di massa, non gruppi della nostra organizzazione. Naturalmente i nostri militanti stavano in quei gruppi, ma non con un carattere di partito. L’organizzazione aveva questa concezione bakuniniana dei militanti rivoluzionari che aveva dato vita alla Alleanza della Democrazia Sociale di Bakunin. Erano militanti che agivano e si coordinavano in modo di organizzare le masse popolari, ma non avevano un piano per dirigerle. In altre parole, il nostro lavoro era la costruzione del potere, non la presa del potere.

Quali erano i conflitti tra RL e gli altri gruppi della sinistra rivoluzionaria?
In una situazione di clandestinità assoluta s’arriva ad un punto in cui è molto difficile stabilire un qualsiasi tipo di relazione con le altre organizzazioni ed allora uno non vede la necessità di lottare contro di esse. In tal senso non avemmo molti conflitti con altre organizzazioni politiche. Magari le avemmo a livello studentesco quando la militanza era meno clandestina, ma in seguito veramente non ne sentivamo il bisogno.

Quali le relazioni con la sinistra internazionale?
Avevamo rapporti con compagni dell’Uruguay, in particolare con l’Organización Popular Revolucionaria 33. Era un gruppo che aveva origini anarchiche ed una forma di organizzarsi molto simile alla nostra. Era un’organizzazione più vecchia, con maggior inserimento nelle lotte popolari ed anche più potente. Continua ad esistere ma è cambiata profondamente. Venne fuori la FAU (Federación Anarquista de Uruguay) che negli anni 70 si stava trasformando in una organizzazione marxista libertaria. Ci fu un altro contatto, anche se sono il meno indicato per parlarne e non so se ci sono compagni in vita che possono parlarne. Nel 1976 sentii parlare di un contatto con un gruppo palestinese. Questo contatto ha i contorni della leggenda, ma mi risulta che alcuni compagni fecero addestramento in Medio Oriente con anarchici palestinesi. Non ho idea di quale importanza potessero avere simili contatti o se si trattasse solo di qualcosa di sporadico. Durante la mia militanza nell’organizzazione non ricordo che si parlasse di quei tipi di contatti come un qualcosa di abituale, ma so che ci sono stati. Ad ogni modo tutti coloro che parteciparono a quei contatti morirono, scomparvero come desaparecidos.

Avevate altri contatti con il movimento anarchico internazionale?
No

Parlami delle idee di RL
Le idee di RL erano una commistione di tendenze anarchiche. All’inizio erano fondamentalmente bakuniniane, ma in seguito vennero incorporate le classiche idee dell’anarcosindacalismo spagnolo di Cornelissen e Besnard (4) ed anche dell’anarcosindacalismo di Rudolf Rocker. In Argentina c’erano divisioni interne e differenti correnti dell’anarchismo. C’era un anarchismo più comunalista ed un altro più sindacalista e classista (molto importante negli anni 20). In una certa maniera, RL riscattò la tradizione classista dell’anarchismo argentino.

Cosa leggevate?
A parte i classici dell’anarchismo, che certamente leggevamo come organizzazione anarchica, eravamo soliti leggere libri di Franz Fanon, come “I condannati della terra” o “La sociologia della rivoluzione”, testi di Mao sulla lunga marcia, di Marcuse ed altri.

C’era un’influenza dello spagnolo Abraham Guillén?(5)
No, non ci fu neanche una qualche influenza delle guerriglie anarchiche spagnole. Sapevamo qualcosa, ma tutto ciò che aveva a che vedere con la guerra civile e la resistenza spagnola durante il franchismo era molto lontano da noi.

Che dibattiti e conflitti c’erano in RL?
In generale le discussioni ruotavano attorno ai lavori di inserimento concreto e di strategie di alleanze; cioè con chi potevamo allearci e in che maniera. Per esempio c’era un discussione interna sull’alleanza con l’Organización Comunista Poder Obrero. Nel 1976, durante la dittatura militare, i Montoneros lanciarono la CGT en la Resistencia (CGT-R). Ovvero cercarono di vincolare il sindacalismo ad una CGT non ufficiale e parallela, provocando una discussione interna sulla coerenza di tale proposta. Infatti in molti pensavano che si dovesse consolidare la federazione sindacale che già c’era o che i lavoratori riconoscevano come propria. Di fatto i lavoratori continuavano a vedere la CGT come la propria organizzazione, per questo costruire un’organizzazione parallela poteva risultare inutile se non pericoloso. Questa discussione continuò fino al 1978. I dibattiti all’interno di RL ebbero luogo per mezzo delle minute, che erano dei riassunti scritti di una discussione. Si passavano da una cellula ad una sfera di coordinamento e da questa ad una successiva.

Quali furono le pubblicazioni di RL?
RL non produsse nessuna pubblicazione di partito o propaganda di partito. Pubblicò periodici in ogni fronte di lavoro ed in ogni luogo di inserimento concreto. Per esempio RL partecipò alle Coordinadoras de Gremios en Lucha nella zona sud della provincia di Buenos Aires e pubblicò un periodico chiamato Organización Obrera. Quando i membri di RL stavano nel sindacati delle costruzioni uscivano con un periodico chiamato Resistencia Obrera. Anche i compagni che stavano nel sindacato dei lavoratori delle arti grafiche uscivano con una pubblicazione, della quale non ricordo il nome. Ogni luogo di lavoro aveva la sua pubblicazione non appena si realizzavano le condizioni per avere una stampa interna, ma le pubblicazioni erano dei fronti di lavoro e non dell’organizzazione. Ciò aveva a che vedere con il carattere di RL che era un partito di quadri e non un partito di massa.

Che relazioni c’erano tra RL ed i vecchi anarchici?
Le relazioni erano quasi nulle. I vecchi anarchici continuavano a restare in 2 o 3 gruppi che giocavano uno scarso ruolo politico ed erano molto isolati. Curiosamente i nuovi gruppi di giovani anarchici non si erano formati dentro le istituzioni dei vecchi anarchici. Si sviluppavano fuori, non dentro la trazione anarchica. Giungevano all’anarchismo da altre correnti politiche.

Vi aiutarono i vecchi anarchici?
Credo che negli anni 70 ci fosse un salto generazionale molto profondo tra noi che allora avevamo 20 anni e quelli che ne avevano 60 o 70. Il gap generazionale era molto acuto, più di oggi dove ci sono riferimenti culturali condivisi tra le diverse generazioni. Realmente non c’erano dei punti di contatto a livello culturale al punto che era piuttosto difficile mantenere relazioni più o meno normali.

Col senno di poi, quali furono i più grandi errori e quali i successi di RL?
E’ difficile dirlo. Non abbiamo mai potuto fare un’autocritica. Abbiamo avuto a che fare con una catastrofe così grande. Retrospettivamente credo che sia da evidenziare la nostra esperienza nel cercare di elaborare la costruzione di un’organizzazione anarchica efficace in condizioni di clandestinità totale. Penso che sia un successo dal punto di vista organizzativo e vale la pena prenderlo in considerazione: come conservare la democrazia interna, la discussione politica interna in un’organizzazione di una certa importanza (in termini numerici) nel contesto di una violenta repressione. Credo che le nostre lotte su questi aspetti, come organizzazione anarchica specifica, ebbero un successo. Quanto ai successi teorici o politici, credo che l’organizzazione fu capace di recuperare una tradizione classista dell’anarchismo argentino che s’era perduta. Sugli errori, dopo che si acuì la repressione, mi sembra che il fronte militare iniziò ad avere un peso dentro l’organizzazione che non avrebbe avuto in altre circostanze. Questo è forse uno degli errori più terribili. Penso anche che l’organizzazione avrebbe potuto difendere meglio i suoi militanti inseriti nelle lotte di massa. Avrebbe dovuto ridurre la sua attività in alcuni luoghi per mantenere e proteggere i militanti che stavano nei fronti di lavoro. Penso che fu un errore, un grave errore. Ma questi sono errori commessi dalla gran parte delle organizzazioni di sinistra in Argentina. Il massacro lo subimmo tutti, indistintamente.

Perché consideri un errore il fatto che il fronte militare avesse un forte peso all’interno dell’organizzazione?
In una situazione di clandestinità totale un’organizzazione è costretta ad avere un elevato livello di autofinanziamento per sopravvivere e continuare ad agire e proteggere i propri militanti. Bisogna avere un apparato che si dedichi in permanenza a generare le risorse. Ed allora l’apparato inizia ad avere una preponderanza, maggiore rispetto al livello che le si è dato all’inizio. Per noi il fronte militare non era lo stesso che per gli altri partiti di sinistra in Argentina, cioè l’embrione di un esercito o qualcosa del genere. Nella nostra strategia di guerra popolare prolungata prevedevamo la creazione di un esercito popolare, ma per noi tale esercito si sarebbe dovuto fare nelle fabbriche e nei quartieri, non come un organismo di partito. Per questo il nostro approccio era diverso dagli altri gruppi di sinistra.

Quali possono essere, secondo te, i contributi più importanti di RL per gli anarchici di oggi?
Credo che il contributo fondamentale sia il rifiuto dell’isolamento e del settarismo. Penso che fu proprio questo l’aspetto più rilevante di RL. L’organizzazione ruppe con il settarismo, con l’isolamento dalla massa, dai lavoratori, dalle discussioni con la gente, così come gli altri gruppi anarchici che erano vicini a noi e che alla fine s’incorporarono in RL. Tutti quei gruppi vennero fuori come reazione all’isolamento in cui si trovava l’anarchismo agli inizi degli anni 60. Detto isolamento aveva a che vedere con il fenomeno del peronismo in Argentina. Dopo la repressione degli anni 30 e 40 l’anarchismo si richiuse in se stesso e continuò a mantenere tale posizione, mentre tutti i nuovi gruppi anarchici costituiti da giovani lottarono contro quella chiusura. Per questo ritengo siano da evidenziare il rifiuto del settarismo, il tentativo di compromettersi con la gente e la partecipazione nelle lotte da parte di RL. Lo stesso non bisogna dimenticare l’apertura al confronto con altre correnti politiche, cosa che certo ci arricchì.

Quali sono i migliori libri sulla resistenza alla dittatura in Argentina?
Purtroppo non ci sono buono libri sulla resistenza alla dittatura ed è un vero problema. Gli spagnoli per 30 anni hanno scritto sulla dittatura di Franco, sulle diverse forme di resistenza e su tutta la guerra civile.

Perché in Argentina non si è fatto un lavoro del genere?
La spiegazione ha molto a che vedere con l’influenza della cultura dominante e da come il programma del corso di studi di storia è stato formulato da noi. Questo programma è stato elaborato da settori riformisti che hanno insistito sulla “teoria dei due demoni” per la quale la dittatura viene descritta come una lotta tra il demonio della destra e quello della sinistra, con il popolo spettatore. Coloro che programmano gli studi storici in Argentina hanno cercato di sminuire il tema della resistenza dei lavoratori alla dittatura. Infatti, secondo la teoria dei due demoni le persone desaparecidas scomparvero o per caso o per un incidente, non per essere state contrarie alla dittatura. Il tutto risponde alle esigenze del regime a legittimare la sua presenza con l’arrivo di Alfonsín nel 1983. Cioè, per legittimare quel governo che tornò alle forme liberali della democrazia di 40 o 50 anni fa, cercarono di affermare che l’Argentina era sopravvissuta ad una guerra di folli della sinistra e di folli della destra e che la gran parte dei cittadini furono vittime accidentali, restando coinvolti nel conflitto. Di fatto coloro che elaborano il programma degli studi storici per le università disprezzano l’analisi della resistenza dei lavoratori. Per esempio, sebbene il dato sia misconosciuto, la gran parte dei desaparecidos –oltre il 60%- erano operai delle fabbriche. Gli stessi radicali ancora insistono nel dimostrare che non ci furono 30.000 desaparecidos, bensì 10 o 12.000. E nessuno ha mai fatto uno studio su quanti ricomparvero dopo essere stati sequestrati dai militari; forse furono molto più di 100.000 a passare nei campi di concentramento della dittatura. In altri termini, lo studio sulla resistenza della classe operaia alla dittatura e lo studio sulla quantità di persone che passarono nei campi di concentramento della dittatura distruggerebbero questo schema e delegittimerebbero i governi liberali argentini. Infatti questo governo afferma che è venuto a recuperare la democrazia in Argentina, uccisa dal conflitto tra alcuni estremisti di sinistra ed alcuni estremisti di destra. Ciò diede la legittimità al governo radicale. Studiare la resistenza operaia alla dittatura, il fatto che la gran parte dei desaparecidos fossero operai delle fabbriche e non militanti di organizzazioni armate, mostrerebbe che la resistenza alla dittatura fu una resistenza popolare e che detta resistenza popolare chiedeva non il ritorno alla democrazia liberale ma una rivoluzione socialista.


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Nota: malgrado la scarsità degli attuali studi sulla resistenza alla dittatura, ho chiesto a López di indicarmi i migliori lavori disponibili. Questi i titoli:

Anguita, Eduardo y Martín Caparrós. La Voluntad: Una Historia de la Militancia Revolucionaria en la Argentina, Vol. 1-3. Buenos Aires, Norma, 1998.

Bousquet, Jean-Pierre. Las Locas de la Plaza de Mayo. Buenos Aires: El Cid Editor, 1983. Gillespie, Richard. Soldiers of Peron: Argentina's Montoneros. New York: Oxford University Press, 1982

Mattini, Luis. Hombres y Mujeres del PRT-ERP: la Pasión Militante. Buenos Aires: Editorial Contrapunto, 1990.


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Note

1. López si riferisce alla Alleanza Internazionale della Democrazia Socialista di Bakunin.

2. RL fu sempre clandestina, sebbene il lavoro nei fronti di massa fosse pubblico fino al golpe del 1976.

3. Coordinadoras de Sindicatos en Lucha, organizzazione costituita quando divenne impossibile l’attività pubblica per via della repressione. Vi partecipavano militanti operai indipendenti e di organizzazioni rivoluzionarie di sinistra, RL inclusa.

4. Cornelissen, famoso anarcosindacalista olandese. Cornelissen, Christian; “La organización de la industria por los sindicatos”, Opuscolo, Sindicalismo, Valencia 30/3/35. “La evolución de la sociedad moderna” Buenos Aires 1934. “El comunismo libertario y el régimen de transición”, Valencia 1936. Besnard, Pierre; “Los sindicatos obreros y la revolución social”, Barcelona 1931.

5. Abraham Guillén (1913-1993), militante e teorico anarchico, veterano della guerra civile e membro della CNT spagnola. Esiliato nel 1940 in America meridionale. Il suo lavoro più famoso: Estrategia de Guerrilla urbana, in Donald C. Hodges, Philosophy de Urban Guerrilla (New York: William Morrow, 1973).

Tratto da: Córdoba Libertaria • febbraio 2004

http://www.anarcotico.net/index.php?module=pagesetter&func=viewpub&tid=22&pid=3


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